cosa fare se un bambino soffoca

cosa fare se un bambino soffoca

In Italia muore un bambino ogni 10 giorni soffocato dal cibo. Il bambino in questione non muore per soffocamento, ma perché accanto a lui non c’è nessuno che sa aiutarlo.

cosa fare se un bambino soffoca

Nei casi in cui le mamme (o chiunque si trovi accanto al bambino) conoscono le manovre di disostruzione, il bambino ha salva la vita. 1 ogni 10 giorni, ricordatelo.

Le manovre funzionano nel 98% dei casi.

In Italia attualmente non c’è alcun obbligo per maestre, tate dell’asilo, baby sitter, insegnanti, pediatri, genitori, nonni ecc ecc  di partecipare ad un corso di questo tipo.

Anzi spesso, questi corsi vengono proposti e rifiutati dagli stessi insegnanti, vecchio stampo

se non mi è servito fino ad oggi…

La paura è di fare del male al bambino e di incorrere poi in guai giudiziari.

Ad oggi nessuno, ripeto nessuno, è stato condannato per aver tentato di salvare la vita a qualcun altro e non esserci riuscito o avergli rotto due costole. Perché alla fine il rischio maggiore nell’eseguire le manovre insegnate è quello di rompere le costole al soggetto che sta rischiando di morire. Ben peggio quindi.

Occorre cambiare la cultura.

Nella città di  Seattle, Stato di Washington degli Stati Uniti d’America, da 10 anni non muoiono più bambini per soffocamento da cibo. Da 10 anni c’è una legge che obbliga chiunque scelga di entrare in contatto con i bambini (categorie sopra citate) a frequentare un corso di disostruzione. Il primo soccorso è materia di scuola. Nei corsi pre parto insegnano le manovre. Hanno cambiato la cultura. Risultato: nessun bambino muore più soffocato da un wurstel, un acino d’uva, un pomodorino. Nessuno.

 

Attenzione però che il soffocamento non riguarda solo i bambini piccoli, che nel caso poi di lattanti, non muoiono soffocati dal latte ma per via del rigurgito che è solido e non del latte che è un liquido.

Tutti noi corriamo il rischio di soffocare quando ci va di traverso qualcosa. Tutti noi potremmo aver bisogno di aiuto, tutti noi dovremmo avere accanto qualcuno in grado di salvarci al vita.
Ecco perché io vi consiglio assolutamente di partecipare ad uno di questi corsi, perché vi cambierà la prospettiva.

 

Nel frattempo però possiamo imparare poche semplici regole:

  • non si mangia mentre si gioca
  • non si mangia mentre si corre
  • Il cibo poi ai bambini va servito in maniera corretta
  • i wurtsel vanno tagliati per il lungo e a pezzettini, non a rondelle che sono PERICOLOSISSIME,
  • i pomodorini ( come tutti i cibi pericolosi) non vanno lasciati alla loro portata, ma devono sempre essere ritirati e serviti da noi nel modo corretto.
  • Attenzione anche ai ravanelli, alle sottilette (che si appiccicano) e alle caramelle, che vanno sempre date a pezzettini. 

Sempre.

Non si può essere ovunque, non si può stare con gli occhi sui bambini 24 ore su 24, le disgrazie accadono. Ma dobbiamo essere in grado di intervenire, in caso di necessità. Ecco quindi la corretta procedura di disostruzione:

COSA NON FARE

  1. se il bambino sta tossendo NON tirare colpetti sulla schiena,
  2. NON prenderlo per i piedi e agitarlo a testa in giù,
  3. NON chiedergli di guardare la luce/l’uccellino,
  4. NON infilargli due dita in gola,
  5. NON farsi prendere dal panico (PER QUANTO POSSIBILE).
  6. Lasciare stare il bambino. Se il bambino tossisce sta cercando di espellere il corpo estraneo.
  7. Quindi non bisogna  intervenire. Quando invece il bambino diventa cianotico (e se più grande si porta le mani al collo), allora in quel caso occorre intervenire.

Abbiamo due minuti di tempoNON vanno sprecati chiamando l’ambulanza: bisogna intervenire. Come:

-se il bambino è sotto l’anno di vita, va preso per la mandibola, girato a pancia in giù su un nostro braccio, meglio se appoggiato su una gamba per non farci perdere equilibrio e dobbiamo far partire 5 pacche trasversali dal basso verso l’alto sulla schiena del bambino (in diagonale); dopo di ché si gira sull’altro braccio a testa in su e con indice e medio si effettua una pressione profonda sullo sterno tra i due capezzoli (con le dita unite); anche in questo caso cinque pressioni. Poi si rigira a pancia in giù e si ricomincia con le pacche e così via fino a che il bambino riprende a respirare. A quel punto e solo quel punto si porta il bambino in ospedale o si chiama l’ambulanza. Solo il 2% dei bambini a cui vengono praticate le manovre, perde conoscenza. In questo caso si chiama il 118 e l’operatore che ci risponderà ci dirà cosa fare nell’attesa dell’arrivo dei soccorsi. Non perdiamo tempo a chiamare prima delle manovre, perché in due minuti l’ambulanza non arriverà e il bambino morirà. Se invece gli pratichiamo le manovre lo terremo in vita. E’ fondamentale. Guardate il  video sotto .

 

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